La volpe di Imponzo.
A Imponzo invce, il paese dirimpetto a Marcelie, di uva ce n'era tanta. Ne parla anche Quintiliano Ermacora nella sua De Antiquitatibus Carneae. La volpe di Imponzo pertanto ne facevano annualmente grandi scorpacciate. Anche perchè i contadini di Imponzo tenevano i filari molto bassi e la volpe con piccoli salti riusciva a prendersi i grappoli.
Piccoli salti si fa per dire! Perchè i salti diventavano di anno in anno più impegnativi. La volpe mandava maledizioni al contadino che, a suo dire, ogni anno alzava i filari rispetto all'anno precedente. Finchè un anno anche la volpe di Imponzo saltò a vuoto, come quella di Marcelie.
La sua testa era rimasta la stessa, con la stessa idea di come fare il salto. Ma il corpo di anno in anno stava cambiando, stava invecchiando. Per consolarsi s'era convita che fosse il contadino ad alzare le spalliere dei filari d'uva ma era il divario che s'era creato tra mente e corpo a costituire il problema.
Divario che la mandò in depressione, finchè non ebbe l'avventura di incontrare la volpe di Marcelie che le spiegò quanto sia importante adattare i mezzi all'obiettivo.Non le era chiaro però il concetto finchè, rientrando a casa, a Terzo, vide un vecchio umano che pareva avesse tre gambe, si aiutava infatti con un bastone. Alla debolezza che gli anni avevano indotto suppliva con quella terza gamba di legno.
Dando la colpa agli altri o agli anni dei nostri malanni non si risolve granchè. E' meglio ingegnarsi a trovare un mezzo che ci consenta di continuare a mangiare l'uva.
Piccoli salti si fa per dire! Perchè i salti diventavano di anno in anno più impegnativi. La volpe mandava maledizioni al contadino che, a suo dire, ogni anno alzava i filari rispetto all'anno precedente. Finchè un anno anche la volpe di Imponzo saltò a vuoto, come quella di Marcelie.
La sua testa era rimasta la stessa, con la stessa idea di come fare il salto. Ma il corpo di anno in anno stava cambiando, stava invecchiando. Per consolarsi s'era convita che fosse il contadino ad alzare le spalliere dei filari d'uva ma era il divario che s'era creato tra mente e corpo a costituire il problema.
Divario che la mandò in depressione, finchè non ebbe l'avventura di incontrare la volpe di Marcelie che le spiegò quanto sia importante adattare i mezzi all'obiettivo.Non le era chiaro però il concetto finchè, rientrando a casa, a Terzo, vide un vecchio umano che pareva avesse tre gambe, si aiutava infatti con un bastone. Alla debolezza che gli anni avevano indotto suppliva con quella terza gamba di legno.
Dando la colpa agli altri o agli anni dei nostri malanni non si risolve granchè. E' meglio ingegnarsi a trovare un mezzo che ci consenta di continuare a mangiare l'uva.
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