La volpe e il topo di città.



          
  Entrando ad Imponzo, sul rio Mignezza, la volpe si imbattè in un topo. Non uno qualsiasi ma un nobile del casato dei Pantegana, che da tempo si era trasferito nella città di Tolmezzo.
“Come mai sei tornato su?” gli chiese.
“Il Gufo ha emanato una ordinanza a valere su tutta a Carnia, stabilendo che non ci si può muovere da casa per non portare in giro la pestilenza, che si diffonde ancora, anche dopo la partenza delle mosche bianche. Ci si deve tenere a distanza per non infettarsi a vicenda. Per assicurarsi che non ci saranno contatti il Gufo ha stabilito che tutti devono stare in casa”.
“Ma perché non ti sei chiuso quindi nella tua bella casa di città?”
“Perché con la pestilenza è più bello vivere in periferia, in campagna, piuttosto che in città!”
“Ma cosa cambia se devi restare chiuso in casa?”
“Le ordinanze non sempre sono intelligenti, mentre è intelligente la regola di tenersi a distanza l’uno dall’altro. Se esci di casa in città, incontri subito qualcuno che ti viene addosso e può infettarti. Qui invece posso farmi tutto il Mignezza senza incontrare nessuno. Anche se fuori regola con la ordinanza, sono in regola con il buon senso e il mio interesse personale. L’avrebbe dovuto capire anche il Gufo, e nella sua ordinanza avrebbe dovuto fare una distinzione tra paesi e città, tra Tolmezzo e Imponzo”.
La favola ricorda che vivere in montagna a volte ha i suoi vantaggi. Sarebbe meglio però non attendere una pestilenza per rendersene  conto.  

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