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Pensieri da Pipistrello

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Pensieri da Pipistrello.                 Carissimi umani, avete visto come noi pipistrelli nella grotte ci addossiamo gli uni agli altri. Sembra quasi non abbiamo spazio per respirare. Beh! Mi pare capiti la stessa cosa anche a voi. Oggi siete preoccupati leggendo che sono morte già 211.000 persone al mondo per coronavirus. Ma sapete che la popolazione mondiale aumenta di circa 10.000 persone al giorno, che quindi anche al netto di queste morti in questi due ultimi mesi la popolazione è aumentata di 400.000 unità? Il Padreterno  visto che non eravate in grado di risolvere il problmea    da soli, aveva tentato un salasso salutare, con un virus selettivo che anticipava di qualche anno la morte degli anziani. Invece che lasciarlo fare avete provocato un disastro economico, per cercare di fermarlo. Come scrive Aldous Huxley , vi siete dati al controllo delle morti ma non vi curate del controllo del...

La lezione del Pipistrello

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           Il Pipistrello è fuori di sè dalla rabbia. Svolazza impazzito in pieno sole come uno che ha preso il giorno per la notte, brontolando senza tregua: “Stupidi umani perché ve la prendete  con me invece di fare attenzione a ciò che vi dice la Jhons Hopkins University?”              Per saper combattere un nemico bisogna prima conoscerlo.  Coronavirus è una molecola coperta di grasso, senza il quale diventa innocua. Se la molecola-virus tocca una cellula della mucosa del naso, della bocca o degli occhi di un umano, questa cellula della mucosa si trasforma in killer suicida e aggredisce il corpo che avrebbe dovuto difendere. Quando è già trasformata, ci vuole il medico e l’ospedale a fermare la sua foga omicida. Ma prima spetta a ogni umano intelligente evitare che ci sia il contatto tra il virus e la sua cellula.             Le molecole del virus vengono diffuse con l...

La volpe e il pipistrello.

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            Arrivata quasi a casa, la volpe vide un pipistrello che si muoveva su un albero di alianto, pianta che si trova solo a Imponzo.. “Che ci fai qui? Hai preso il giorno per la notte?” “Purtroppo sì! Sto vivendo dei giorni insonni” “Perché mai?” “La mia è già una storia disgraziata, perché mi si associa spesso ai vampiri. Ma ora ho sentito che mi danno addirittura la colpa di questa pestilenza che provoca tanti morti. Non posso sopportare questa nuova ingiuria!” “Ma veramente non hai nulla a che fare con il Coronavirus?” “Te l’immagini? Dicono persino che avrei mangiato un serpente per produrre il virus. Che schifo! Per una che mangia solo mosche!” “Non te la prendere! E’ tipico degli umani inventarsi scuse. Invenzioni inversamente proporzionali alla difficoltà che incontrano a spiegarsi un fatto!”

La volpe e il topo di città.

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             Entrando ad Imponzo, sul rio Mignezza, la volpe si imbattè in un topo. Non uno qualsiasi ma un nobile del casato dei Pantegana, che da tempo si era trasferito nella città di Tolmezzo. “Come mai sei tornato su?” gli chiese. “Il Gufo ha emanato una ordinanza a valere su tutta a Carnia, stabilendo che non ci si può muovere da casa per non portare in giro la pestilenza, che si diffonde ancora, anche dopo la partenza delle mosche bianche. Ci si deve tenere a distanza per non infettarsi a vicenda. Per assicurarsi che non ci saranno contatti il Gufo ha stabilito che tutti devono stare in casa”. “Ma perché non ti sei chiuso quindi nella tua bella casa di città?” “Perché con la pestilenza è più bello vivere in periferia, in campagna, piuttosto che in città!” “Ma cosa cambia se devi restare chiuso in casa?” “Le ordinanze non sempre sono intelligenti, mentre è intelligente la regola di tenersi a distanza l’uno d...

La volpe di Imponzo.

A Imponzo invce, il paese dirimpetto a Marcelie, di uva ce n'era tanta. Ne parla anche Quintiliano Ermacora nella sua De Antiquitatibus Carneae. La volpe di Imponzo pertanto ne facevano annualmente grandi scorpacciate. Anche perchè i contadini di Imponzo tenevano i filari molto bassi e la volpe con piccoli salti riusciva a prendersi i grappoli. Piccoli salti si fa per dire! Perchè i salti diventavano di anno in anno più impegnativi. La volpe mandava maledizioni al contadino che, a suo dire, ogni anno alzava i filari rispetto all'anno precedente. Finchè un anno anche la volpe di Imponzo saltò a vuoto, come quella di Marcelie. La sua testa era rimasta la stessa, con la stessa idea di come fare il salto. Ma il corpo di anno in anno stava cambiando, stava invecchiando. Per consolarsi s'era convita che fosse il contadino ad alzare le spalliere dei filari d'uva ma era il divario che s'era creato tra mente e corpo a costituire il problema. Divario che la mandò in depres...

La volpe e l'uva.

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La volpe e l’uva.              Non è che in Marcelie ci fosse molta uva. In Carnia a mezza costa non ci sono vigneti. Tuttavia nel Pecol nonno Birt aveva piantato un filare e ogni anno    raccoglieva dei bei grappoli. Belli si fa per dire, perché in realtà erano striminziti, e gli acini erano asprigni. La volpe di Marcelie comunque avrebbe voluto assaggiarli. Una sera acquattata dietro un cespuglio aveva sentito nonno Birt raccontare al nipote Igino, la favola inventata    da Esopo e poi ripresa da Fedro che si concludeva con quella battuta che dava le volpi prive di carattere, disposte sempre a trovare la scusa per arrendersi. “Non è matura!” e con quello    la volpe della favola rinunciava persino ad assaggiarla. “Ma se era troppo alta, fuori portata, perché inventarsi la scusante?” commentava tra se e se la volpe di Mercelie           ...